Il dr. Cantor è un'autorità mondiale nel campo della sessuologia, è un Canadese. Il suo sito si apre così:

"La domanda principale che ha guidato praticamente tutta la mia carriera è stata: cosa rende le persone sessualmente interessate a ciò a cui sono sessualmente interessate?"

James Cantor

PermessoNegato APS è una no-profit di promozione sociale che si occupa del supporto tecnologico e di Feedback Legale alle vittime di Pornografia Non-Consensuale e di violenza online e attacchi di odio.
Permessonegato

 

 

 

 

 

 

Sul "lasciare andare":

 

La bolla di sapone

 

Una bambina era andata al parco con la mamma e si divertiva a fare le bolle di sapone.

Avvicinando le labbra al velo di acqua, soffiava con delicatezza e riusciva a lanciare nel vento, con un solo soffio, anche 30 bolle.

Che meraviglia.

Un soffio dietro all’altro, un mare di bolle.

Quando fu stanca, la bambina chiuse con cura il barattolino di acqua saponata e lo mise in tasca.

Stava per andare sull’altalena, quando con la coda dell’occhio vide l’ultima delle bolle che volava, allontanandosi, bella e piena di riflessi colorati: la osservò,in attesa che...puff... scomparisse nell’aria come le altre.

La bolla, però, proseguiva il suo volo e la bambina, allora, cominciò a seguirla a passi lunghi.

La bolla volava sopra le panchine, sopra i giochi, sopra le aiuole.

La bambina, incuriosita e divertita, continuò a seguirla.

La bolla volava più lontano e lei la seguiva più lontano.

Chissà dove sarebbe arrivata?

Per saperlo, bisognava cominciare a correre e la bambina non esitò a farlo:

era la sua bolla, quella!

Purtroppo, ad un certo punto, comparve improvvisa un’alta recinzione di ferro che segnava la fine del parco.

La bolla, volando alta, superò la recinzione come nulla fosse, ma la piccola, ahimè, non poteva più seguirla e, per questo, divenne triste e arrabbiata.

«No! La mia bolla!» disse e si aggrappò alla recinzione con gli occhi pieni di sconforto.

La bolla diventava sempre più piccola, sempre più distante e quando oramai era solo un puntino, la bambina capì quello che doveva fare: alzò un braccio, agitò la mano e la salutò, gridò: «Ciao bolla! Buon viaggio!», poi tornò indietro tranquilla.

Sulla libertà:

Titino il pesciolino

Edda ricevette in regalo un pesciolino.

Lei e la mamma Tania lo sistemarono in un piccolo acquario e lo chiamarono Titino.

Dopo sette giorni il pesciolino era diventato grande il doppio.

Dopo due settimane il pesciolino era diventato grande così e dovette essere messo nella vasca da bagno colma di acqua.

Trascorse quattro settimane, però, il pesciolino non stava più nemmeno nella vasca.

– Come facciamo? – si chiesero Edda e Tania.

– Non ci resta che gettarlo dentro un bel lago azzurro.

E così fecero.

Grazie alle sue incredibili dimensioni il pesciolino potè conoscere la vita in libertà.

– Hei, come ti chiami tu? – gli chiesero curiosi i pesci del bel lago azzurro.

Lui rispose: – Mi chiamo Titino e sono un pesciolino.

Tuttavia i pesci del lago, da allora e per sempre, lo chiamarono Titone e gli spiegarono che lui non era un pesciolino ma un pesciolone.

Sulla diversità:

Le nuvole bianche e le nuvole nere

C’erano sentimenti contrastanti tra le nuvole bianche e le nuvole nere che invasero il cielo verso le 4 del pomeriggio del 16 maggio 2018 a Borgo Panigale.

Alcune nuvole nere dicevano:

“Pensate come sarebbe bello il cielo adesso se ci fossimo solo noi, nuvole nere. Ci sarebbe un’autentica aria di pioggia (che, come si sa, è così suggestiva da scatenare emozioni anche solo nominandola...Aria di pioggia). Vedremmo l’espressione un po’ preoccupata degli umani, il loro buffo fuggi fuggi, il commercio degli ombrelli.”

Alcune nuvole bianche dicevano:

“Il cielo veramente bello, quello che tutti dipingono nei dipinti e disegnano nei disegni, è composto di sole nuvole bianche”.

Alcune nuvole nere, però, dicevano anche:

“Se non diventano troppe, le nuvole bianche potrebbero anche essere interessanti”.

E alcune nuvole bianche dicevano:

“Noi francamente non abbiamo nulla contro le nuvole nere”. E una di loro in particolare aggiunse: “Io ho anche un’amica nuvola nera (per farvi capire quanto sono sincera)”.

Ad un certo punto, però, che colpo di scena!, tutte le nuvole, loro malgrado, cominciarono a girare come in un frullatore. Una tromba d’aria? Boh.

E cosa accadde? Beh, facile da dire: nero + bianco?

Esatto: grigio.

Il cielo divenne tutto di un solo colore, divenne grigio come il cielo di Londra.

Un enorme mantello grigio senza nuvole distinguibili.

In effetti, a ben pensare, il cielo grigio altro non era e altro non è se non un’unica grande nuvola.

Pensate che lui stesso me lo confermò dicendomi: “Io sono un’unica grande nuvola, e tu chi sei?”

“Io sono quello che un giorno scriverà una storia su quello che sta accadendo, qui e ora, in cielo.”

“E perché?” Domandò curioso il cielo grigio.

“Non saprei.” Risposi con sincerità io.

“Ho capito, - disse il cielo grigio, e proseguì – allora, quando scrivi la storia, fammi la cortesia di salutarmi Guglielmo Mondovì”.

“E chi è?” domandai io.

“Tu salutamelo.” disse lui un po’ irritato.

“Va bene”, gli risposi, ed eccomi qua a concludere questa storia con un grande salutone a Guglielmo Mondovì da parte del cielo grigio di Borgo Panigale del 16 maggio 2018

Benvenuto

"Questa volta non una cicogna ma un aereo ha portato a Maria e Piero, dopo aver percorso migliaia di chilomertri, la felicità. Maria e Piero sapevano molto bene che la loro felicità era anche una sfida: d'altra parte non sono forse tutte le felicità del mondo figlie di sfide?"
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